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martedì, 16 marzo 2010

DAKAR 2010: IL DIARIO DI CAMELIA (II PARTE)

Contattata da Motociclisti.Blog-Race. Il pilota di quad Camelia Liparoti ci parla della sua Dakar 2010. La veloce italo-francese, al contrario di tante ragazze che sfidano i maschietti e fanno figure pietose o ridicole, è una donna estremamente determinata e quel che più conta nel nostro sport, è veramente veloce. In sella al suo quad KTM ha affrontato la corsa marathon più lunga e difficile che esista. Nessuno meglio di lei può spiegarci cosa vuol dire "veramente" trovarsi in mezzo all' infernale "fesh fesh" oppure in mezzo al nulla con 40° gradi sotto il sole

8275246.jpgQuesta speciale è la rivincita dell’anno passato
Partire per la Dakar presuppone anche di immergersi in un’avventura quotidiana fatta di momenti forti, di decisioni, di solitudine, di felicità, di difficoltà. La preparazione a monte è molto importante; l’allenamento fisico e mentale nelle mie montagne di Chamonix ed i cinque rally del Campionato del Mondo 2009 mi hanno aiutato parecchio. La tappa La Rioja-Fiambala richiede un impegno totale su una speciale corta di soltanto 180 km e mi ricorda la squalifica dell’anno passato. Parto grintosa, cattiva. Serro i denti per tutto la speciale, niente può fermarmi. Si inizia su un terreno traditore con molte radici nascoste sotto un’apparente morbide coltre di fesh-fesh (la sabbia finissima che rimane sospesa in aria formando una specia di nebbia che togliè ogni tipo di visibilità); in realtà ci sono tronchi appuntiti e dei buchi inaspettati. Sto guidando stile Africa, "a vista". Una volta entrata nel canyon stretto che conosco a memoria, sento il gusto avvelenato delle terribili trappole dell’anno scorso. Ogni cellula del mio cervello e del mio corpo lotta per dimostrarmi che questa volta sono più forte. Passo di fianco alle moto che faticano molto, ai quad in difficoltà, ma sono concentrata penso solo alla mia gara. Ho l’impressione di giocare con la xbox360, le immagini quasi estranee al mio tempo. Le moto ed i quad si surriscaldano, così come i piloti. Sono dappertutto, al’ombra degli alberi o fermi in mezzo alla pista. Un massacro! Con l’orecchio teso tengo sotto controllo il mio motore, ma tutto va bene. Una serie di fiumi secchi e di dune fa di questa speciale un incubo per molti piloti. La temperatura diventa sempre più insopportabile: sono più di 45°C, la polvere resta nell’aria e non tira neanche un po’ di vento. Abbigliati in stile “robocop” e con un motore che si surriscalda, l’inferno non è poi così lontano. I motociclisti sono in agonia e ne supero a dozzine, non ne possono più. Non oso neanche più urlare per farmi pista, Arrivo al bivacco alle ore 15 felicissima e molto emozionata. Manu, il mio team manager e Maria l’amica mi aiutano a scendere dal quad: mi sento una principessa, tutti si prendono cura di me. Racconto che ho adorato questa speciale. Il cuore batte forte anche ora che scrivo queste frasi. Oggi le difficoltà sfoltiranno molto la carovana dei partecipanti: la metà abbandoneranno la Dakar.
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