PAOLO SCALERA CI DICE CHE..

MOTOCICLISTI.BLOG INTERVISTA PAOLO SCALERA

 

 

paolo, sei uno fra i più esperti giornalisti motoristici in italia come è cambiato il nostro mondo da quando hai iniziato a viverlo?

“E’ cambiato parecchio. Oggi si fa fatica a riempire gli schieramenti di partenza, negli anni ’70 c’erano 80 piloti (per classe!) che provavano a qualificarsi e chi non ci riusciva tornava a casa. E persino i campioni dovevano qualificarsi. Chi arrivava, cioè guadagnava due lire dagli organizzatori, aiutava gli amici. I giornalisti dormivano in tenda. Ma anche molti piloti. Il lusso era avere una roulotte. C’erano tonnellate di passioni, ettolitri di coraggio e adrenalina, ma anche tanto, troppo rischio. Io ho iniziato a seguire i Gran Premi dai primi anni ’70 e nel 1977 mi sono ritrovato a Silverstone. In tenda ovviamente. Ciò che non è mutata è la passione di base: Rossi ha iniziato perché godeva a guidare una moto, come Lucchinelli prima e chissà chi altro poi. Però certo l’ambiente, tutto quello che gira attorno, oggi è molto diverso. Se però hai quel qualcosa dentro – the need for speed, dicono gli americani – è tutto uguale e fra uguali ci si riconosce. Allora può anche capitare di passare una serata anni ’70 nel paddock del 2008”.

internet ha portato vantaggi al giornalismo?

“Sì e no. Oggi tutti possono scrivere – e pubblicare – questa è la differenza. Ma scrivere non significa copiare e purtroppo Internet è il regno della scopiazzatura libera. Non lo trovo giusto. La citazione della fonte è un obbligo, non una cortesia. E chi vuole andare avanti nel mestiere deve sapere che scrivere è trovare la notizia, ma ancora prima sapere dove andare a cercarla. Poi dargli il taglio giusto, presentarla, e poi finalmente raccontarla. Un processo faticoso, ma che regala anche molta soddisfazione, se ami scrivere. Dunque, sì ad Internet, senza riserve, ma sono stanco di quelli che scrivono a duemila chilometri dalla notizia, dopo averla rubacchiata qui e lì, e pensano di potersi mettere in competizione con gente che la stessa notizia se la è guadagnata consumando le suole delle scarpe. Copiare è sempre più semplice di capire, o provare a farlo.Ed ha una controindicazione: non si impara nulla. Si rimane degli idioti, anche se si ha la sensazione di sapere. Ah, un’ultima cosa: Internet non da i voti. Copiando non si viene comunque promossi”

ti sei mai sentito “indirizzato” da qualcuno a scrivere qualcosa?

“Indirizzato non significa obbligato, vero? Io ho i miei amici, come tutti, ed agli amici si crede e si dà fiducia. Poi non è detto che esista sempre una sola verità. Il mondo, anche quello delle corse, non è in bianco e nero. Esistono le sfumature, i colori. Dunque sì, ogni volta che si parla con qualcuno – amico, conoscente, informatore, ma anche piloti, manager, tecnici, si viene indirizzati. E questo perché esistono sempre molte verità. Il difficile è cercare di portarle tutte alla luce. Bisogna essere onesti, anche quando – raccogliendo magari un lamento – si fa la figura dell’amico “indirizzato”. Il tempo alla fine paga. La verità viene sempre fuori”.

le case hanno il potere di indirizzare il giudizio dei prodotti nelle riviste?

“Ce l’hanno, ma se sono furbe non se ne servono”

la superbike è davvero il maggior campionato motociclistico al mondo?

“La Superbike è un bel campionato un po’ indietro con l’organizzazione. La MotoGP è un bel campionato che è un po’ troppo avanti con l’organizzazione. La prima deve darsi una svegliata, la seconda deve capire che contano i fatti, non le parole”.

la dorna sta uccidendo il motociclismo dei prototipi?

“La Dorna fa i suoi interessi, come la Infront Motorsport. Qualche scelta è giusta, qualcun’altra sbagliata. Piuttosto sono stupito del basso livello dei massimi organi del motociclismo, a partire dalla FIM. Il nuovo Presidente, Vito Ippolito, è uno di noi, il padre era quell’Andreas che portò Johnny Cecotto nel mondiale e fece correre la Venemotos, ma attorno chi ha? Il livello dei rappresentanti del motociclismo è molto basso”.

chi è valentino rossi?

“Un ragazzo che non fa il pilota ma è un pilota, sempre, in ogni momento della giornata. Il che include capire immediatamente l’avversario (o il giornalista) che ha davanti per decidere se superarlo, stargli un po’ al fianco, giocarci, andarsene subito, umiliarlo o blandirlo. Per fare questo devi essere intelligente ed anche sapere amministrare il tuo
carattere molto bene”

pilota preferito?

“Eddie Lawson. Uno con le palle”

moto preferita?

“Mi piaceva da pazzi la Ducati 750 di Canellas e Grau, quella delle gare di endurance che si correvano al Montjuich, col serbatoione e la striscia trasparente per controllare il livello della benzina. E poi le Yamaha bicilindriche TZ 250 e 350 della metà degli anni ’70 e la quattro cilindri che corse con Read ed Ivy. Queste sono quelle per le quali andavo matto. Le moto da corsa in realtà mi piacciono tutte. Si vede, dietro ognuna, la mano dell’uomo, i particolari unici. Prima ancora di salirci sopra ti da piacere anche solo guardarle. Senza fare paragoni offensivi e senza doppi sensi: è così anche con le donne, no?”.

PAOLO SCALERA CI DICE CHE..ultima modifica: 2009-07-27T18:11:00+02:00da markoytek
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